18 Aprile 2019, 15:21
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Connessi a distanza


La nostra relazione aveva ottimi voti in fisica, chimica e filosofia.
E che cosa non ha funzionato?
La geografia. Eravamo troppo lontani
(Fragmentarius)


Il nostro modo di vivere si è molto trasformato con l’avvento della tecnologia. Lo sappiamo tutti e tutti abbiamo un’opinione sul tema ma quanto ci abbiamo riflettuto?
Strumenti nati per facilitare processi lavorativi sono diventati parte integrante del nostro quotidiano, basti pensare a quanti apparecchi tecnologici abitano in casa con noi! Ne siamo affezionati come se fossero “reali”, quasi al pari degli animali domestici! Esagero?
Proviamo a pensare a come e per cosa usiamo la tecnologia. Un esempio che mi tocca particolarmente è il modo in cui ci si relaziona oggi. I rapporti e le comunicazioni sono massivamente mediati dal mezzo tecnologico, anche i rapporti familiari. Siamo sempre connessi … una fortuna sfacciata poter schiacciare un tasto e avere l’amico o il fidanzato a disposizione in tempo zero. Fortuna si, se il mezzo viene usato come un arricchimento a relazioni che prendono forma nella vita reale. Ma se diviene un sostituto dei rapporti vis a vis? Cosa succede al nostro corpo, alle nostre emozioni, a noi?
Nel nostro studio ci sono esperti che si occupano del corpo, del suo nutrimento ma anche della mente e del loro rapporto. Sarà un caso? Per nulla!! Siamo un tutt’uno ed è importante curarsi di questo interscambio mente-corpo. Se trascuriamo uno dei due, iniziamo a sentire che qualcosa non va. Anche nelle relazioni.

Il rifugio del virtuale
Viviamo immersi nelle relazioni. Spesso fatichiamo a gestirle, gli altri ci fanno stare male e sentire senza valore. La tecnologia e i social si sono ben inseriti in questa fragilità e sono stati usati come barriera contro le difficoltà e l’imbarazzo che il rapporto con l’altro comporta, soprattutto in adolescenza. I nostri figli sono nativi digitale ma siamo noi a dargli in mano mezzi tecnologici fin dalla più tenera età.
Il mio interesse per questo tema nasce un po’ dai racconti e dai vissuti odierni che, paradossalmente, evocano un sentirsi connessi ma distanti gli uni dagli altri.
Per questo e anche per altre difficoltà, può essere utile incontrare uno psicologo.
Mi sento spesso dire: “dallo psicologo ci vanno i matti, io non ne ho bisogno”. Sorrido e penso sempre che le persone che incontro sono tutto fuorché matte. Sono speranzose, sono persone che hanno sofferto o che sentono di non essere soddisfatte o di non stare bene in un preciso momento, sono persone ferite ma desiderose di dare più valore a sé stessi e alla loro vita. Sono persone che vogliono essere felici.




Chi sono e cosa faccio
Per me aiutare gli altri a ritrovarsi, scoprirsi e riscoprirsi è fonte di gioia. Ho scelto di fare il lavoro che mi appassiona e che mi rende appagata e felice.
Dopo essermi laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo e Neuropsicologia con lode all’Università degli Studi di Milano Bicocca, ho deciso di specializzarmi in psicoterapia presso l’Istituto e scuola di psicoanalisi Relazionale e Psicologia del Sé (Isipsé).
Ho scelto l’approccio della psicoanalisi relazionale e della psicologia del Sé perché mette al centro della vita psichica umana il Sé, i mondi esperienziali, le relazioni e le interazioni.
Penso sia fondamentale occuparsi degli aspetti più intimi delle persone ma anche rapportarli alle loro relazioni e ai contesti di vita.
Mi occupo di fornire percorsi di supporto o sostegno che possono aiutare in un momento di stallo o di difficoltà; così come è possibile intraprendere percorsi psicologici clinici volti a conoscere ed esplorare, insieme, il funzionamento della persona, oltre ad approfondire un disagio che risulta essere pervasivo e che tocca più ambiti della vita. Questi percorsi sono rivolti bambini, adolescenti e adulti.

Dott.ssa Gabriella Colzani
Psicologo clinico e dello sviluppo


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