06 Giugno 2019, 10:19
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Non piegarti al mal di schiena

Il mal di schiena è una sofferenza che affligge quotidianamente gran parte della popolazione. Non è infatti sorprendente scoprire che quasi il 100% delle persone, durante la loro vita, soffrirà almeno una volta di episodi acuti di mal di schiena (Krämer 2006). Proprio per questo motivo, la storia della terapia manuale si è occupata da sempre della questione, di quali fossero le cause specifiche dei dolori lombari. Tutt’oggi solo una minoranza di pazienti riesce ad avere una diagnosi precisa, nonostante tutte le bio-immagini strumentali che abbiamo a disposizione (rmn,rx,tac etc). Oltre che affascinante , è importante capire quale struttura sia l’origine più probabile del mal di schiena , poiché questo avrà delle conseguenze sul trattamento e sull’atteggiamento necessario da parte del paziente stesso.

Così come descritto nell’articolo precedente sulla cervicale, a livello anatomico troviamo 2 strutture fondamentali per comprendere un po' meglio le origini dei sintomi:

- Articolazioni faccettarie
- Disco intervertebrale

Le prime sono vere e proprie articolazioni tra le vertebre superiori e quelle sottostanti, con capsula attorno all’articolazione stessa. Nella porzione posteriore della capsula, s’inseriscono le fibre profonde del multifido, e questo va a sottolineare quanto possa essere influenzato il tono muscolare da un problema di schiena.
Per la loro disposizione nei confronti della gravità, contribuiscono poco nel sostenere il peso corporeo(16%), ma si prestano molto bene a guidare e limitare i movimenti. In questo senso proteggono il disco da forze di taglio e di torsione.
Il disco intervertebrale è formato prevalentemente da tessuto connettivo altamente differenziato, con la capacità di legarsi con l’acqua. Grazie alla sua consistenza è in grado di assorbire forze d’urto e di compressione, consentendo di mantenere il movimento.
Essi invecchiano in modo naturale, ma sempre assieme a tutto il segmento mobile. Possono sporgere o prolassare, influenzando in questo modo le strutture circostanti e portando dal punto di vista clinico a problemi completamente diversi.
Assottigliandosi, il disco sostiene meno il peso corporeo, il quale verrà scaricato fino al 70% sulle faccette articolari, le quali andranno prima in sofferenza e/o degenerazione. Indirettamente quindi, un problema discale, può andare a compromettere altre strutture del segmento mobile,
provocando sintomi.



È facile capire quanto la salute di ogni componente sia fondamentale per il corretto funzionamento dell’intero sistema. Nonostante la stretta correlazione strutturale, è possibile evidenziare delle differenze nel comportamento dei sintomi nelle 24h , per un problema più di origine articolare, piuttosto che discale.


ARTICOLARE:
- Poco o nullo il dolore la mattina al risveglio
- Durante la giornata il dolore comincia ad aumentare con il movimento e le attività
- La sera con il riposo dalle azioni quotidiane diminuisce
- La notte fa male solo se ci si muove nel letto

Attività:
- Poco dolore da seduto
- Nessun dolore da sdraiato
- Iniziare attività, lente o veloci, non causa cambiamenti nel dolore
- Torsione tronco e allungamenti danno problemi
- Peggio estendere che flettere


DISCALE:
- Rigidità e/o dolore nell’alzarsi dal letto alla mattina
- Durante la giornata con il movimento diminuisce (il disco si disidrata e torna a un volume minore)
- La sera, con le posizioni mantenute su poltrona / divano peggiora
- La notte il disco infiammato si reidrata e si espande in maniera eccessiva, causando dolore anche dormendo
Attività:
- Dolore al mattino nello scendere dal letto e nel mettere le calze
- I sintomi insorgono con posizioni mantenute nel tempo e non con il singolo movimento ( seduti in poltrona o in macchina)
- Dolore cambia in base alla velocità del movimento. Muovendosi lentamente fa meno male
- Difficoltà nell’alzarsi dalle posizioni di flessione , chinati
- Camminare e muoversi diminuisce il dolore

Queste differenze, se lette in chiave corretta, possono essere fondamentali per decidere che tipo di trattamento svolgere con un soggetto piuttosto che un altro. La domanda che a questo punto dovrebbe sorgere spontaneamente nel lettore è: “io da paziente, mi riconosco in una delle due categorie? Se si, cosa posso fare prima che sia troppo tardi?”.
Intanto capire che non è mai troppo tardi per intervenire, ma solo che è meglio agire anticipando i problemi. Qui entra in gioco la famosa ergonomia. La maggior parte delle giornate vengono vissute in ambienti di lavoro, dove diventa importantissimo essere circondati da buone abitudini posturali, attrezzature e supporti per il corretto svolgimento delle attività.
A maggior ragione se siete lavoratori che quotidianamente guidano per km e km in automobile.

Parlando con un professionista possono evidenziarsi dei piccoli accorgimenti che , abbinati alla terapia e agli esercizi più adatti, possono risultare fondamentali per la prevenzione o la risoluzione di patologie lombari.

Dott. Di Gregorio Alessandro

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